Ernesto e Fieropasto (e molte formiche)

Ernesto, l'uragano Ernesto, è passato di qui. Poca roba, detto fra noi. Tanta, ma proprio tanta pioggia, niente di più. Ma non si è ancora trasformato in uragano, forse non lo farà. Ora è in Florida. Sembra che John, in Messico, invece, stia facendo un po' di casino. Questi uragani... Noi abbiamo i nostri terremoti, ad ognuno il suo. L'importante è che il nostro pianeta di tanto in tanto faccia qualcosa per rammentarci che può scrollarsi la razza umana di dosso come forfora da un bavero. Perché siamo piccoli. Geniali ma piccoli ed insignificanti. E la nostra razza umana, nell'economia generale del cosmo, è un dato insignificante. Quindi... Tutto è vanità. Memento mori. Il tempo qui scorre sereno, scandito dal suono delle onde del mare. Il turismo adesso è piuttosto cheap, puoi fare una crociera di sei o sette giorni, partendo dalla Florida, con 350 dollari. Ti conviene venire in crociera piuttosto che startene a casa, in poche parole. Poi sulla nave è tutto compreso, quindi... I turisti, però, non spendono molto in gioielli. Ti fanno perdere tempo, nella maggior parte dei casi. Qualcosa si vende sempre, sia chiaro. Ma mi annoio un po' adesso. Forse riuscirò a dedicare un po' di tempo a me stesso. Sto studiando alcune tecniche di sterminio per le formiche. Vi terrò aggiornati. Sto rimaneggiando un vecchio romanzo a cui lavoro da 10 (dieci!!!) anni, "Fieropasto": vi terrò aggiornati. Anzi, pubblico qui di seguito l'Hysteron Proteron di Fieropasto. Spero che vi piaccia. Un abbraccio a tutti voi.
Lo si sarebbe detto fatto di cera, a guardarlo attraverso la notte e la nebbia. Chi si fosse trovato a passare di lì, e avesse spinto il proprio sguardo al di là delle larghe sbarre della gabbia che lo conteneva, lo avrebbe di certo scambiato per una massa di cera accatastata lì dentro, per capriccio, da un candelaio che avesse smarrito il senno.
Ad una analisi più attenta, poi, si sarebbero scorte due braccia, due gambe; si sarebbero potuti isolare da quel contesto ipertrofico due occhi, talmente iniettati di sangue da essere divenuti del tutto e per sempre rossi, una bocca, un naso, due orecchie. Insomma si sarebbe potuta classificare, dopo tutto questo lavoro, quella figura come appartenente alla nostra razza umana.
Se ne stava solo, come uno smisurato insetto annidatosi fra i capelli della notte, occupando pressappoco la totalità di una grande gabbia a cielo aperto, dalle sbarre di colore verdastro, e dormiva. Nella parte inferiore della gabbia, che poggiava su tre paia di ruote gemellate e visibilmente robuste, un cartello, che riecheggiava in grandi lettere colorate e festose, recava scritta quella che in una prima approssimazione era la legittimazione fondante di tutta la sua esistenza :
FIEROPASTO
L'UOMO PIÙ GRANDE DEL MONDO
(Dategli pure da mangiare quanto volete)
E il giorno, che come tutti i giorni non tardò ad arrivare, sorprese le immense carni di Fieropasto e non trovò la fantasia necessaria a donargli un colore diverso da quel bianco cereo, limitandosi a scovare, con sapienti raggi di sole, qualche piccola vena violetta e due inquietanti occhi rossi, incastonati in quel volto assolutamente glabro e ridondante, che gli conferivano un aspetto elegante e temibile.
La luce dell'alba trovò Fieropasto in quel luogo, quel giorno, e si affrettò a catalogarlo come parte di un circo itinerante, fenomeno da baraccone; una specie di strano animale esposto al pubblico ludibrio.
Nudo come una nuvola, bianco come una nuvola. Grande come una unica grande nuvola che avesse oscurato il cielo: Fieropasto, l'uomo più grande del mondo. Fieropasto, figlio mio.
Quanto tempo era trascorso da quel giorno.




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